Addio altseason? Il 40% dei token crypto è ai minimi storici
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Circa il 40% dei token crypto ha toccato i propri minimi storici nelle ultime settimane – una cifra che racconta la debolezza strutturale del comparto altcoin senza necessità di ulteriori commenti. Mentre Bitcoin consolida la propria dominanza di mercato, la massa degli asset digitali minori continua a cedere terreno, accelerando una rotazione di capitali che mette in discussione l’arrivo di una vera altseason nel ciclo corrente.
- 40% dei token ai minimi storici secondo i dati aggregati di CoinGecko e CoinMarketCap
- Bitcoin dominance in rialzo, con pressione strutturale sugli altcoin di piccola e media capitalizzazione
- Rotazione verso BTC e stablecoin: il capitale abbandonando i token minori non torna necessariamente sugli altcoin di fascia alta
- Scenario bull subordinato a un recupero della propensione al rischio e a flussi istituzionali sul comparto
Il dato: cosa significa avere il 40% dei token ai minimi storici
La soglia del 40% non è un’approssimazione retorica: i dati aggregati di CoinGecko e CoinMarketCap mostrano che una quota consistente dei token tracciati – incluse migliaia di asset al di fuori della top 100 – ha registrato prezzi inferiori ai precedenti bottom ciclici, compresi quelli del mercato orso del 2022.
Il fenomeno riguarda in modo sproporzionato i token di piccola capitalizzazione, i progetti DeFi di seconda generazione e gli asset lanciati durante il ciclo 2021–2022 che non hanno mai recuperato la propria base utenti. Per questi token, il minimo storico non è una correzione: è una sentenza sul loro posizionamento competitivo.
Va distinto il segnale dal rumore. Un token ai minimi storici può riflettere un progetto fallito, oppure un asset semplicemente illiquido in un momento di avversione al rischio generalizzata. La differenza è rilevante per l’analisi: il 40% aggregato suggerisce che entrambe le dinamiche sono al lavoro contemporaneamente, con un peso crescente della prima componente.
Debolezza strutturale o correzione ciclica? La distinzione che conta
La Bitcoin dominance – la quota di BTC sulla capitalizzazione totale del mercato crypto – si è attestata stabilmente sopra il 55% nelle ultime settimane, un livello che storicamente ha coinciso con fasi di compressione severa per gli altcoin. Nei cicli precedenti, la dominance scendeva sotto il 40% durante le altseason più aggressive; siamo ancora lontani da quella soglia.
La distinzione tra correzione ciclica e deterioramento strutturale è la più importante da fare in questa fase. Una correzione ciclica implica che il capitale ritornerà sugli altcoin una volta che Bitcoin avrà stabilizzato il proprio trend rialzista. Un deterioramento strutturale – alimentato da oversupply di token, narrative esaurite e assenza di utenti reali – implica invece che molti di questi asset non recupereranno indipendentemente dal ciclo macro.
I dati attuali suggeriscono una combinazione delle due: la pressione macro pesa su tutto il comparto, ma la coda lunga dei token minori affronta anche un problema di sostenibilità fondamentale. L’analisi sulla debolezza generale del mercato crypto conferma che le liquidazioni degli ultimi giorni hanno colpito in modo asimmetrico gli altcoin rispetto a Bitcoin, amplificando la divergenza già in atto.
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Dove va il capitale: BTC e stablecoin come destinazioni preferite
Il cash generato dalle vendite sugli altcoin non è necessariamente fluito tutto verso Bitcoin. Una quota significativa si è diretta verso stablecoin – USDT e USDC in testa – come evidenzia la crescita della capitalizzazione aggregata delle stablecoin, che ha continuato a espandersi anche nelle fasi di ribasso. Questo comportamento segnala avversione al rischio, non semplice rotazione settoriale.
La componente che si è spostata su Bitcoin racconta invece una storia diversa: quella degli investitori che riducono l’esposizione agli asset più rischiosi mantenendo un’allocazione crypto attraverso l’asset con il profilo di rischio più consolidato. I flussi sugli ETF Bitcoin – ancora positivi su base mensile nonostante la volatilità recente – confermano che questa rotazione ha una componente istituzionale non trascurabile.
Il contesto è aggravato dalle liquidazioni per oltre 300 milioni di dollari registrate nelle ultime sessioni, che hanno amplificato la pressione al ribasso sugli altcoin con posizioni long in leva – esattamente il tipo di esposizione più diffuso nella coda lunga del mercato.
Scenario Bull e Bear: cosa monitorare nelle prossime settimane
Scenario Bull: Una stabilizzazione della Bitcoin dominance sotto il 55%, accompagnata da afflussi netti sugli ETF altcoin e da un recupero del total altcoin market cap (TOTAL2) sopra i livelli di febbraio, potrebbe segnalare il ritorno della propensione al rischio. In questo scenario, i token con fondamentali solidi e liquidità reale sarebbero i primi beneficiari.
Scenario Bear: Se la dominance BTC continuasse a salire verso il 60% e le stablecoin continuassero ad assorbire capitale in uscita dagli altcoin, il 40% di token ai minimi storici potrebbe diventare il 50% entro il prossimo trimestre. In questo caso, l’altseason 2025–2026 rimarrebbe un’ipotesi di calendario, non una realtà di mercato.
I dati da monitorare con priorità: 1. Bitcoin dominance – ogni movimento sopra il 58% peggiora il quadro strutturale per gli altcoin. 2. Capitalizzazione stablecoin – un rallentamento della crescita indica che il capitale inizia a rientrare sul mercato. 3. TOTAL2 – il recupero di questo indice sopra la media mobile a 50 giorni è la condizione necessaria per parlare di altseason.
Il 40% di token ai minimi storici non è solo un dato statistico: è la misura di quanto il mercato abbia già prezzato l’assenza di una rotazione ciclica verso gli altcoin. Fino a quando la dominance Bitcoin rimarrà elevata e le stablecoin continueranno ad attrarre capitale, quella percentuale rischia di diventare un pavimento, non un picco.
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