Il mercato crypto ha perso più di $1.000 miliardi in un mese
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Da un mese il mercato crypto sta attraversando un momento difficile. L’aria è cambiata e il sentiment è dominato dalla paura.
Dal 6 ottobre sono stati spazzati via oltre un trilione di dollari di capitalizzazione, mentre gli holder a lungo termine hanno liquidato più di 400.000 BTC.
Cosa ha provocata il crollo del mercato?
A differenza dei crolli passati (come quelli di Terra/Luna o FTX) il tonfo di ottobre non è legato a un calo dell’adozione né a un intervento improvviso da parte dell’ente regolatore amaricano.
La crescita degli utenti resta ai massimi storici, l’ecosistema sta continuando a espandersi con nuovi protocolli in sviluppo e layer 2 sempre più performanti.
Dopo anni di stallo normativo, sono state approvate leggi apposite negli Stati Uniti, come il Genius Act per le stablecoin e i senatori americani stanno finalizzando un quadro normativo per tutto il mercato crypto.
Il vero problema è altrove: nella leva finanziaria.
Il 10 ottobre il mercato crypto ha vissuto una giornata da incubo: oltre 19 miliardi di dollari in posizioni a leva sono stati liquidati, spazzando via più di 300.000 trader in poche ore. Un vero e proprio evento di deleveraging di massa.
Secondo The Kobeissi Letter, newsletter e analista indipendente specializzato nei mercati finanziari globali, si è trattato di una combinazione di fattori legati alla struttura del mercato e a dinamiche tecniche che hanno amplificato il crollo.
A scatenare il tutto è stato il tweet a sorpresa di Donald Trump sui nuovi dazi del 100% sui prodotti cinesi, che ha aggiunto altra incertezza. Il rapido smobilizzo delle posizioni ha spinto gli exchange a liquidare centinaia di migliaia di scommesse con leva, ora dopo ora.
La debolezza non stava nei fondamentali, ma nello slancio tecnico che può trasformare una semplice notizia in un’ondata di liquidazioni.
Gli exchange, intrappolati tra panico e politica, sono diventati tasselli di una catena in caduta libera. Le margin call hanno innescato altre margin call, e le liquidazioni a cascata hanno alimentato una volatilità senza precedenti.
“La leva finanziaria ha raggiunto livelli senza precedenti, amplificando i movimenti del mercato, come la liquidazione da 20 miliardi di dollari registrata il 10 ottobre”, ha affermato The Kobeissi Letter.
Il trading a leva (molto allettante per i forti guadagni che può generare) è diventato una vera ossessione.
The Kobeissi Letter lo descrive come una “droga selvaggia”, dato che amplifica ogni minimo movimento, trasformando semplici correzioni in vere e proprie crisi di mercato.
Il risultato è un mercato dominato da algoritmi e reazioni automatiche, sensibile a ogni notizia o segnale tecnico.
Dopo il tracollo di ottobre, il mercato ne ha dovuto affrontare un altro a novembre.
La breve ripresa di fine mese è svanita dopo la riunione del FOMC. L’incertezza macro ha riportato il sentiment in territorio negativo e le prese di profitto delle balene hanno riacceso le liquidazioni, meno violente di quelle di ottobre ma sufficienti a travolgere ancora una volta il mercato.
I fondamentali restano solidi
Anche se il mercato è in profondo rosso, gli exchange crypto stanno continuando a registrare numeri record di nuove iscrizioni.
Lo sviluppo dei protocolli procede a ritmo sostenuto e il numero di wallet attivi, insieme al volume delle transazioni, continua a crescere.
La correzione che il mercato sta attraversando sembra non aver scalfito la visione a lungo termine. Le grandi istituzioni, i fondi e gli asset manager stanno continuando ad accumulare gli asset crypto e a costruire infrastrutture digitali.
Per l’analista di Bloomberg, Eric Balchunas, la fase di correzione è una naturale dinamica del mercato:
“Gli ETF su Bitcoin crescono con due passi avanti e uno indietro, e ora è il momento di fare quel passo indietro. Il modello è chiaro nei flussi di IBIT. Dopo tanti progressi, è normale una pausa. Solo un bambino si aspetterebbe un rialzo costante ogni giorno.”
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