Ethereum: le novità dell’aggiornamento Fusaka spiegate in maniera semplice

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Disclaimer: le criptovalute sono una classe di asset ad alto rischio. Questo articolo è fornito a scopo informativo e non costituisce un consiglio di investimento. Potresti perdere tutto il tuo capitale.

Il 3 dicembre 2025 Ethereum attiverà sulla sua blockchain l’upgrade Fusaka, un hard fork che punta a rafforzare la rete senza introdurre nuove feature visibili agli utenti.

L’obiettivo non è quello di aggiungere funzioni di facciata, ma di consolidare l’intera infrastruttura: meno peso per i nodi, maggiore capacità dei blocchi, e più efficienza per i Layer 2.

Blob: espansione graduale e automatica

Il cambiamento più atteso riguarda i blob, cioè i “pacchetti” di dati che servono a far funzionare i rollup in modo scalabile. Oggi Ethereum può gestirne fino a 6 in media e 9 al massimo per blocco. Con Fusaka entrerà in azione un sistema nuovo: i Blob Parameter Only fork (BPO fork).

In pratica non ci sarà più bisogno dei classici hard fork, come quelli a cui siamo abituati, lasciando spazio ad aggiornamenti programmati, che scattano da soli ad epoche prestabilite, senza che gli sviluppatori debbano fermare tutto. È come avere un “interruttore a tempo” che aumenta gradualmente la capacità della rete, evitando le complicazioni.

PeerDAS: meno banda, più decentralizzazione

Un’altra novità cruciale di Fusaka è l’EIP-7594, che introduce il PeerDAS (Peer-to-Peer Data Availability Sampling). Per capire meglio, vale la pena ricordare cos’è un EIP. La sigla sta per Ethereum Improvement Proposal, ed è il modo con cui gli sviluppatori propongono modifiche o miglioramenti alla rete. Vediamo quali innovazioni comporta.

Fino ad oggi i nodi della rete dovevano scaricare interi blob, pacchetti di dati molto grandi, per poterli verificare. È un’operazione che consuma banda su Internet e richiede parecchio spazio di archiviazione.

Con PeerDAS il metodo cambia: i nodi non devono più scaricare tutto, ma solo piccoli campioni dei dati. In pratica è come controllare la qualità di un barile di vino, non serve berlo tutto, ma basta un assaggio.

I vantaggi sono evidenti:

  • i nodi hanno bisogno di molta meno banda e memoria,
  • chiunque può gestirne uno senza un hardware costoso,
  • aumenta la decentralizzazione della rete, perché diventa accessibile ai piccoli operatori.

Gas limit: la prossima frontiera

Fusaka si inserisce nel dibattito sul gas limit, che determina quante transazioni siano possibili in un blocco. Di recente Ethereum è passato da 30 a 45 milioni di gas, mentre l’EIP-7935 garantirà un balzo a 150 milioni di gas.

Se implementato, il throughput della rete potrebbe crescere in maniera esponenziale, l’EIP-9698 dovrebbe portare in due anni a 2.000 transazioni al secondo. In un contesto dove Solana vanta performance “da carta di credito” e Bitcoin resta fermo a poche transazioni al secondo, Ethereum prova a trovare un compromesso: non solo velocità, ma una scalabilità progressiva e sostenibile.

Un segnale di pragmatismo arriva dalla rimozione dell’atteso EVM Object Format (EOF), un aggiornamento dell’Ethereum Virtual Machine che avrebbe complicato la transizione. Gli sviluppatori hanno scelto di concentrarsi su quello che serve nell’immediato: scalabilità e stabilità.

Ogni testnet simulerà anche i due BPO fork per stressare il sistema prima del grande salto. Gli operatori di nodi dovranno rispettare scadenze chiare: 25 settembre per Holesky e 3 novembre per la mainnet. Una tempistica che permette di testare a fondo le novità senza mettere a rischio l’infrastruttura.

Tariffe più prevedibili e difese anti-spam

Tra le altre EIP incluse in Fusaka spicca l’EIP-7918, che introduce tariffe di base vincolate per le transazioni blob. Questo porterà a costi di transazione più prevedibili. Allo stesso tempo, l’upgrade rafforza le difese contro spam e attacchi, aumentando la resilienza della rete.

Ethereum si trova in una fase delicata. Da un lato i Layer 2 (come Arbitrum, Optimism, Base, zkSync) sono esplosi in termini di adozione e TVL, diventando il vero motore della scalabilità. Ma c’è un problema: ognuno funziona come una “mini-blockchain” a sé, con regole e infrastrutture diverse. Il risultato è un ecosistema frammentato, dove per l’utente medio muoversi tra chain, bridge e wallet è ancora un’esperienza complessa e frustrante.

In parallelo c’è il tema della validator queue, la lista d’attesa per entrare o uscire dallo staking di ETH. Al momento più di 2 milioni di ETH risultano bloccati in code di uscita che richiedono anche 40 giorni di attesa, mentre l’ingresso di nuovi validatori avviene molto più velocemente.

Questa asimmetria ha sollevato dubbi sulla sostenibilità a lungo termine del modello: se diventa troppo complicato o rischioso fare staking, si riduce l’incentivo per i validatori e quindi la sicurezza della rete.

A tutto questo si aggiunge il crescente interesse delle istituzioni finanziarie. Secondo VanEck, nel giro di sei anni i Layer 2 di Ethereum potrebbero raggiungere una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari. Una previsione che rende ancora più urgente rafforzare il layer base, perché senza fondamenta solide l’intero castello rischia di traballare.

Fusaka risponde a questa pressione rafforzando il layer base. Maggiore capacità per processare i dati, minori costi infrastrutturali e un percorso di scalabilità progressiva: elementi indispensabili per sostenere la prossima ondata di adozione e diventare una delle prossime criptovalute che esploderanno.

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