Bitcoin: Grayscale smonta il mito del quantum, ecco cosa ha causato davvero il crollo
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Bitcoin ha perso circa il 50% dal picco di ottobre, con il ribasso protrattosi fino a febbraio 2026. La narrativa dominante ha attribuito il calo alla minaccia del quantum computing – la tesi secondo cui i progressi dei computer quantistici avrebbero messo a rischio la crittografia di Bitcoin, innescando vendite preventive.
Un’analisi di Grayscale, firmata dal ricercatore Zach Pandl, smonta questa lettura con dati precisi: la correlazione tra i titoli quantum e Bitcoin durante il sell-off dimostra che entrambi stavano seguendo lo stesso movimento di mercato, non che uno causasse l’altro.
Identificare correttamente il driver del ribasso non è un esercizio accademico. Se la causa fosse stata davvero il quantum, il profilo di rischio di Bitcoin sarebbe strutturalmente diverso – e la tesi di recupero richiederebbe un aggiornamento del protocollo come precondizione.
Se invece la causa è un de-risking globale sugli asset growth-oriented, il quadro cambia radicalmente: il ribasso è congiunturale, il rimbalzo segue le stesse logiche che guidano tutti gli asset ad alto beta tecnologico, e nessun upgrade quantistico è necessario per invertire la tendenza.
Il quantum computing come causa del sell-off: perché la narrativa non regge
La tesi quantistica sosteneva che i progressi annunciati da Google – una riduzione di circa 20 volte nel numero di qubit necessari per attaccare l’ECDLP-256 – avessero compresso le stime temporali da decenni a un orizzonte potenzialmente vicino al 2029. Da questa proiezione, alcuni analisti avevano dedotto che le vendite di Bitcoin fossero motivate dalla consapevolezza di un rischio imminente sulla crittografia dell’asset. La narrativa ha trovato amplificazione sui social media, spesso alimentata da attori con interessi diretti nel settore quantum.
Il problema è strutturale: se il sell-off fosse stato causato da preoccupazioni specificamente quantistiche su Bitcoin, ci si aspetterebbe che Bitcoin sottoperformasse rispetto ad altri asset non esposti allo stesso rischio. I dati di Grayscale mostrano invece una correlazione quasi identica tra Bitcoin, i titoli quantum e il settore software durante l’intero arco della correzione da ottobre a febbraio. Tutti e tre i segmenti hanno seguito lo stesso andamento – il che esclude logicamente un driver specifico per Bitcoin e suggerisce un fattore comune.
Va aggiunto il contesto tecnico: secondo le stime di CoinShares, un attacco quantistico efficace richiederebbe da 10.000 a 100.000 volte più qubit logici di quelli attualmente disponibili, collocando minacce credibili almeno a dieci anni di distanza. L’8% dell’offerta di Bitcoin considerato vulnerabile riguarda indirizzi con chiave pubblica esposta – non la totalità delle riserve. La minaccia esiste, ma non giustifica vendite immediate nel 2026.
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Le liquidazioni reali: open interest, funding rate e struttura del mercato durante il ribasso
La struttura del sell-off da ottobre a febbraio presenta le caratteristiche di un de-risking ordinato, non di una liquidazione in preda al panico. Le analisi disponibili segnalano sessioni con cali del 10% in singola giornata con liquidazioni contenute – un pattern che indica venditori disposti ad accettare qualsiasi prezzo, non cascade di margin call che si alimentano reciprocamente. Questo tipo di movimento riflette una riduzione deliberata dell’esposizione agli asset ad alto rischio, non una fuga disordinata da una minaccia percepita come esistenziale.
Il funding rate sui principali exchange perpetui aveva mostrato un posizionamento long significativo durante la fase di accumulo pre-ottobre, con open interest elevato che aveva amplificato la sensibilità di Bitcoin a qualsiasi deterioramento del sentiment macro. Quando il de-risking è partito, la compressione dell’open interest ha contribuito alla continuità del ribasso senza necessariamente richiedere un trigger narrativo specifico – la struttura era già predisposta a correggere.
Il pattern di correlazione identificato da Grayscale conferma questa lettura: i titoli quantum e il software hanno seguito Bitcoin non perché condividessero il rischio crittografico, ma perché condividevano lo stesso posizionamento degli investitori – asset da frontiera tecnologica, ad alto beta, inseriti nelle stesse strategie growth che sono state le prime a essere alleggerite.
I livelli tecnici: dove Bitcoin ha perso il supporto e cosa significa per il recupero
Il picco di ottobre aveva portato Bitcoin a livelli storicamente significativi, con il successivo ribasso del 50% che ha testato zone di supporto strutturali costruite durante la fase di accumulo del 2024. La perdita di supporti intermedi durante la discesa ha trasformato livelli che erano stati resistance in nuovi ceiling da recuperare – un pattern che rende il rimbalzo tecnicamente più laborioso di una semplice rotazione di breve termine.

Le analisi tecniche recenti indicano $85.000 come livello chiave da recuperare in chiusura settimanale per confermare un’inversione strutturale, con il segnale Morning Star identificato da alcuni analisti come possibile indicatore di cambio di tendenza. Una chiusura settimanale al di sopra di questa soglia cambierebbe la configurazione da rimbalzo tecnico a potenziale ripresa del trend primario.
Il livello da monitorare per uno scenario di ulteriore debolezza si colloca invece nella zona dei minimi di febbraio: una rottura di quei livelli in chiusura giornaliera aprirebbe spazio verso supporti storici più profondi e richiederebbe una rivalutazione del contesto macro di supporto alla tesi rialzista.
Posizionamento e contesto macro: cosa stava davvero prezzando il mercato
Grayscale identifica il driver reale del sell-off in un de-risking globale sugli asset growth-oriented, innescato principalmente da preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale e all’impatto distruttivo che questa porterà in determinati settori produttivi. Bitcoin, che nel corso del 2025 aveva progressivamente aumentato la sua correlazione con l’appetito degli investitori per gli asset da frontiera tecnologica – quantum, AI, software – è diventato un proxy di quel sentiment, amplificando sia i rialzi che i ribassi.
I dati sui flussi negli ETF spot su Bitcoin offrono un indicatore diretto di questo posizionamento istituzionale: quattro settimane consecutive di afflussi negli ETF e la formazione di un canale rialzista segnalano che il capitale istituzionale sta tornando sull’asset – un dato coerente con la tesi di Grayscale che il ribasso fosse ciclico, non strutturale.
I ricercatori di Grayscale notano: «le preoccupazioni sono largamente innescate da preoccupazioni relative all’AI e alla distruzione che porterà in certi settori. Questo mentre Bitcoin è stato negli ultimi tempi correlato con l’appetito degli investitori per asset della frontiera tech come appunto il quantum. Ci aspettiamo che questo sia lo stesso quando i prezzi rimbalzeranno.» La simmetria della correlazione – valida sia per la discesa che per la risalita – è l’elemento analitico più rilevante della ricerca.
Scenario Bull e Bear: gli indicatori da monitorare nelle prossime sessioni
Scenario Bull: Il de-risking macro si stabilizza con un miglioramento del sentiment sull’AI e sulle prospettive di crescita del settore tech. I flussi negli ETF spot su Bitcoin tornano positivi in modo continuativo, l’open interest sui futures ricomincia a espandersi con funding rate neutro o leggermente positivo. Bitcoin chiude una settimana sopra $85.000, confermando il livello come nuovo supporto. In questo scenario, la correlazione con i titoli quantum e software si esprime al rialzo – lo stesso meccanismo che ha guidato il ribasso diventa il motore del recupero, come previsto da Grayscale.
Scenario Bear: Le preoccupazioni macro legate all’AI si intensificano, con nuovi dati che segnalano contrazione della domanda nei settori esposti. I flussi negli ETF registrano settimane di deflussi, l’open interest si riduce ulteriormente segnalando riduzione dell’esposizione istituzionale. Bitcoin non riesce a chiudere settimanalmente sopra $85.000 e testa nuovamente i minimi di febbraio. Una rottura di quei livelli in chiusura giornaliera aprirebbe verso supporti strutturali più profondi, con il rischio che il de-risking si estenda a un secondo ciclo di alleggerimento.
Gli indicatori concreti da monitorare:
- Chiusura settimanale di Bitcoin sopra $85.000: soglia discriminante tra rimbalzo tecnico e ripresa del trend primario; una chiusura settimanale al di sotto mantiene la struttura ribassista intatta.
- Flussi settimanali negli ETF spot su Bitcoin: tre o più settimane consecutive di afflussi netti confermano il rientro del capitale istituzionale; deflussi prolungati segnalano riduzione dell’esposizione strutturale.
- Funding rate sui perpetui (Binance, Bybit): funding rate neutro o positivo entro la banda 0,01%-0,03% indica posizionamento equilibrato; funding rate negativo persistente segnala pressione short dominante e assenza di domanda speculativa al rialzo.
- Correlazione Bitcoin / titoli quantum e software: se la correlazione identificata da Grayscale si mantiene, un recupero dei titoli tech growth sarà il segnale anticipatore più affidabile per un rimbalzo di Bitcoin – da monitorare settimanalmente.
- Open interest aggregato sui futures Bitcoin: un’espansione dell’open interest accompagnata da prezzi in salita conferma domanda reale; espansione con funding negativo segnala invece costruzione di posizioni short – uno scenario bearish da monitorare con attenzione nelle sessioni di alta volatilità.
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