XRP in bilico: perché è così amato dai trader ma snobbato dalle istituzioni?
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Il token nativo di Ripple è tornato a catalizzare l’attenzione della community crypto, diventando nuovamente terreno di un acceso dibattito.
Da un lato, gli investitori retail continuano a sostenerlo con convinzione, vedendolo come un asset affidabile e con forti prospettive di utilizzo reale. Dall’altro, una parte consistente del mondo istituzionale e diversi veterani del settore lo guardano con scetticismo, accusandolo di eccessiva centralizzazione e di una governance troppo legata alla “casa madre”, motivo per cui tendono a escluderlo dai loro wallet.
Questa spaccatura si è resa ancora più evidente alla luce della sua crescita sul mercato: con una capitalizzazione intorno ai 180 miliardi di dollari, XRP si conferma la terza criptovaluta per valore complessivo, dietro solo a Bitcoin ed Ethereum. Un risultato che sottolinea da un lato la forza della sua community e la resilienza del progetto ma che, al tempo stesso, alimenta discussioni sull’effettiva natura della sua adozione e sulla legittimità del suo posizionamento tra i giganti del settore.
La community si divide…
Il dibattito è stato alimentato dal commento dell’avvocato John E. Deaton che ha sintetizzato così questa vera e propria spaccatura:
“XRP è la crypto più odiata dagli investitori e trader istituzionali/professionisti. XRP è la crypto più amata dai retail.”
Il commento è stata una risposta a un post dell’analista ETF Nate Geraci, che aveva sottolineato come la capitalizzazione di mercato di XRP fosse quasi 180 miliardi di dollari, cifra che gli ha permesso di superare il colosso degli investimenti BlackRock, pur rimanendo “l’asset crypto più odiato o denigrato”.
Il confronto intorno a XRP si concentra soprattutto su aspetti strutturali e di governance. Una parte della community solleva da tempo perplessità legate alla sua natura pre-minata, sostenendo che conferisca un grado di controllo eccessivo a Ripple rispetto a quanto accade con altre criptovalute, maggiormente decentralizzate. Anche il modello di gestione della rete viene spesso percepito come troppo centralizzato: le decisioni chiave e gli aggiornamenti dipendono infatti da un numero limitato di validatori, un aspetto che alimenta dubbi sulla reale distribuzione del potere all’interno dell’ecosistema.
Un ulteriore punto di discussione riguarda le partnership commerciali e istituzionali promosse da Ripple, considerate da alcuni più come operazioni di marketing che come segnali di un’adozione organica e spontanea. Questo alimenta la contrapposizione tra chi vede XRP come uno strumento già pronto per l’utilizzo su larga scala nei pagamenti transfrontalieri e chi, al contrario, ritiene che la sua crescita sia stata in parte forzata e guidata dall’alto.
Nonostante queste critiche, il supporto da parte della community retail rimane forte, segno che la spaccatura non è soltanto tecnica ma anche culturale, legata alla diversa visione di cosa dovrebbe essere e rappresentare una criptovaluta nel panorama finanziario globale.
I sostenitori di XRP ritengono che gran parte dell’ostilità nei suoi confronti non derivi soltanto da aspetti tecnici, ma anche da dinamiche di tribalismo all’interno del settore. Fin dagli albori, le campagne promosse dalle community di altre criptovalute avrebbero contribuito a consolidare percezioni negative, spesso rafforzate da un contesto normativo ostile. In questa visione, il rifiuto di XRP non sarebbe quindi legato unicamente alle sue caratteristiche intrinseche, ma anche a una rivalità di fondo con i progetti concorrenti.
Secondo questa lettura, Bitcoin ed Ethereum, pur essendo considerati i pilastri del mercato, presentano limiti in termini di velocità ed efficienza. XRP, al contrario, sarebbe in grado di offrire prestazioni superiori nel breve e medio periodo, fino a quando nuove tecnologie emergenti non riusciranno a superarlo. In questo senso, la spaccatura attorno a XRP rifletterebbe non solo questioni di governance e centralizzazione, ma anche la competizione tra diverse visioni del futuro delle criptovalute.
Sviluppi istituzionali e nuove opportunità
Questo scontro avviene in un contesto di progressi istituzionali per XRP che è diventato la crypto più veloce a raggiungere 1 miliardo di dollari di open interest nei futures CME, entrando nel “$1B club” insieme a BTC, ETH e SOL. Questo traguardo è visto come segnale di maggiore liquidità e partecipazione professionale.
Contestualmente i detentori possono sfruttare nuove modalità di rendimento. Recentemente, la piattaforma MoreMarkets ha collaborato con Flare per lanciare l’“XRP Earn Account”, permettendo agli investitori di ricevere pagamenti settimanali senza gestire complessi protocolli DeFi.
Pressioni sul prezzo
Al momento XRP viene scambiato attorno ai 3 $, in rialzo del 4,2% sulla settimana, sovraperformando il mercato più ampio, che ha perso lo 0,5% nello stesso periodo. Il token, però, ha perso il 7% nelle ultime due settimane e quasi l’8% nell’ultimo mese, posizionandosi 17% sotto il massimo storico di metà luglio a 3,65 $.

Gli analisti avvertono che flussi di whale sugli exchange potrebbero esercitare ulteriori pressioni sui prezzi, indicando 2,95 $ come livello cruciale. Secondo le loro stime, un rimbalzo deciso potrebbe aprire la strada a 4,20–4,50 $, mentre un fallimento potrebbe trascinare XRP verso 2,80 $ o addirittura 2,40 $.
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