Omessa dichiarazione di criptovalute: che cosa si rischia?
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Sta facendo scalpore la notizi riportata da diversi organi di stampa secondo cui sono stati sequestrati beni in criptovalute pari a 1,3 milioni di euro a un 40enne di Faenza.
L’operazione, condotta dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Ravenna era scattata da una segnalazione del nucleo speciale che aveva analizzato le movimentazioni in bitcoin tra il 2020 e il 2021 di alcuni trader.
Dalle indagini è emerso che entrambe le annualità superavano le soglie di rilevanza penale e il trader è stato denunciato per omessa dichiarazione fiscale.
La procura ha anche disposto il sequestro delle criptovalute: 23 BTC e 76.600 AVAX (Avalanche).
Cosa si rischia per omessa dichiarazione?
Ai sensi dell’attuale disciplina la detenzione di un conto di criptovalute obbliga il contribuente al suo monitoraggio fiscale a prescindere dagli importi presenti nel wallet.
Il monitoraggio fiscale va effettuato mediante la compilazione del quadro RW presente nel Modello Unico Persone Fisiche.
ll possesso di criptovalute non dichiarate genera sanzioni a partire da quella fissa, pari 258 euro, in caso di presentazione tardiva della dichiarazione.
Tra l’altro è notizia di questi giorni che la dichiarazione per le crypto è stata posticipata a settembre.
Rimane comunque possibile un ravvedimento operoso entro 90 giorni dalla scadenza.
Le sanzioni vanno invece da un minimo del 3% fino al 15% di quanto non è stato dichiarato se il reddito è detenuto in Paesi che non sono nella cosiddetta lista nera (black list) ovvero i paradisi fiscali.
Salgono invece dal 6% al 30% se le crypto sono detenute in Paesi black list.
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