Consob: il rebus del dopo-Savona tra veti politici e la sfida dell’economia digitale

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Il passaggio di testimone al vertice della Consob non è mai stato così delicato. Mentre Paolo Savona si avvia a concludere il suo mandato, lasciando un’eredità segnata da una spinta costante verso la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica, i corridoi di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia sono diventati il teatro di uno scontro politico acceso. Al centro della contesa non c’è solo il controllo di un’autorità di vigilanza cruciale per il mercato dei capitali italiano, ma anche la visione che l’Italia intende adottare verso la nuova frontiera degli asset digitali e delle criptovalute.

Il “caso” Federico Freni: un’ascesa frenata dai veti


Fino a poche settimane fa, il nome di Federico Freni, attuale sottosegretario al MEF con delega ai mercati finanziari, appariva come il candidato naturale. Avvocato amministrativista di alto profilo e figura di raccordo tra tecnica e politica, Freni gode della fiducia cieca del Ministro Giorgetti. Tuttavia, la sua corsa sembra aver subito una brusca battuta d’arresto a causa di un veto posto da Forza Italia. Fonti parlamentari riferiscono che la spinta della Lega su Freni avrebbe indotto gli alleati a chiedere un profilo più “terzo” o, quantomeno, di diversa estrazione politica.

Dal punto di vista delle criptovalute, Freni rappresenta l’ala più progressista e pragmatica del governo. È stato lui a definire “non sensata” la proposta di innalzare la tassazione sulle plusvalenze da Bitcoin al 42%, promettendo battaglia in Parlamento per riportarla a livelli più equi. Freni non vede il mondo crypto come un nemico da abbattere, ma come un ecosistema da integrare. Il suo recente endorsement alle stablecoin di sistema — suggerendo addirittura una loro funzione nella tokenizzazione del debito pubblico — dimostra una visione lungimirante: trasformare la tecnologia blockchain in uno strumento di efficienza per lo Stato e le banche, piuttosto che limitarsi a una sterile vigilanza repressiva.

Federico Cornelli: il guardiano della prudenza


Con Freni in una posizione di stallo, il nome di Federico Cornelli ha guadagnato terreno. Attuale Commissario Consob, Cornelli incarna la continuità istituzionale ma con un piglio decisamente più severo rispetto al mondo degli asset digitali. La sua esperienza professionale è radicata profondamente nelle dinamiche di vigilanza e nel diritto dei mercati finanziari, con una carriera costruita internamente alle istituzioni di controllo.

Se Freni è il “politico innovatore”, Cornelli è il “tecnico prudente”. Le sue posizioni sulle criptovalute sono note e marcatamente scettiche. Recentemente, ha ammonito duramente gli investitori retail, definendo Bitcoin e simili come strumenti “altamente speculativi sotto i quali non c’è nulla”. Il suo monito è stato chiaro: se la bolla dovesse scoppiare, nessuno chieda risarcimenti allo Stato. Cornelli vede nel boom delle crypto (passate dall’8% al 18% nei portafogli degli italiani in un anno) un rischio sistemico alimentato dalla scarsa alfabetizzazione finanziaria e dai social network. Una sua presidenza significherebbe, con ogni probabilità, una Consob focalizzata sulla protezione del risparmio tradizionale e su una vigilanza rigorosa, quasi ostile, verso i crypto-asset non regolamentati.

Giovanni Azzone: l’outsider della competenza


Il terzo nome sul tavolo è quello di Giovanni Azzone, figura di altissimo prestigio accademico e gestionale. Già rettore del Politecnico di Milano e attuale presidente di Fondazione Cariplo, Azzone rappresenta il profilo “alto” che potrebbe mettere d’accordo le diverse anime della maggioranza. La sua esperienza non è quella del vigilante di carriera, ma quella di un ingegnere gestionale prestato all’economia, capace di leggere i trend tecnologici con occhio industriale.

Riguardo alle criptovalute, Azzone non ha mai assunto posizioni ideologiche, preferendo un approccio basato sull’analisi dei dati e sull’impatto delle tecnologie emergenti sulla competitività del sistema Paese. La sua nomina porterebbe in Consob una cultura orientata all’efficienza tecnologica e alla modernizzazione delle infrastrutture di mercato. Più che sulle plusvalenze da Bitcoin, l’interesse di Azzone potrebbe concentrarsi sull’applicazione della blockchain per migliorare la trasparenza dei mercati e la governance delle società quotate.

Conclusione: quale direzione per il mercato italiano?


La scelta del successore di Savona sarà un segnale politico ed economico fortissimo. Se dovesse prevalere la linea di Freni (nonostante i veti), l’Italia si candiderebbe a diventare un laboratorio europeo per l’integrazione tra finanza tradizionale e asset digitali, in linea con lo spirito del regolamento MiCA.

Se la scelta cadesse su Cornelli, prevarrebbe la linea della “difesa del fortino”, con un approccio di massima cautela che potrebbe però frenare l’innovazione del fintech nazionale. Azzone, d’altro canto, rappresenterebbe la via mediana: una presidenza autorevole, tecnica e aperta all’innovazione, ma priva delle asperità politiche che hanno finora bloccato Freni.

Il mercato attende. In un momento in cui le crypto non sono più un fenomeno di nicchia ma un asset di portafoglio per milioni di italiani, la Consob non può permettersi una guida che ignori il cambiamento. Il rischio è quello di vigilare su un mondo che non esiste più, mentre quello nuovo corre veloce altrove.

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