Gemini citata in giudizio per il cambio di strategia post-IPO e il crollo del titolo
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Gemini è stata citata in giudizio.
Gli azionisti hanno presentato una class action presso il tribunale federale di Manhattan, sostenendo che l’exchange abbia mentito agli investitori durante la sua IPO di settembre.
L’obiettivo della causa è la società stessa e i gemelli Winklevoss. L’accusa è che Gemini abbia raccolto capitali puntando su una prospettiva di crescita, per poi abbandonarla silenziosamente in favore dei mercati di previsione e del taglio dei costi non appena ottenuto il denaro.
L’andamento del titolo racconta il resto della storia. Da un massimo post-IPO di 40 USD a circa 6 USD. Si tratta di un crollo dell’80% e ora chi ha acquistato le azioni pretende risposte.
- Dettagli della causa: Il querelante Marc Methvin ha intentato la class action a Manhattan, accusando i dirigenti di Gemini di aver ingannato gli azionisti riguardo al modello di business della società.
- Crollo del titolo: Dopo aver fissato il prezzo dell’IPO a 28 USD e aver toccato i 40 USD, le azioni Gemini scambiate sul Nasdaq sono precipitate di oltre l’80%, arrivando a quotare vicino ai 6 USD.
- Pivot strategico: La denuncia sostiene che Gemini avesse pianificato segretamente di passare dal suo prodotto principale di exchange a un modello di mercato di previsione, tagliando contemporaneamente il personale e abbandonando regioni chiave.
La meccanica dell’accusa di “bait-and-switch”: cosa sostiene la causa
La causa si riduce a una cosa sola: cosa Gemini ha dichiarato agli investitori e cosa ha effettivamente fatto.
Gemini si è quotata al Nasdaq a settembre a 28 USD. La proposta era l’espansione globale, la crescita degli utenti e un exchange centrale costruito per scalare a livello internazionale. Gli azionisti hanno dato fiducia. Poi, la storia è cambiata rapidamente.
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A novembre, i dirigenti parlavano ancora con entusiasmo dei principali mercati globali. A febbraio, i fratelli Winklevoss hanno accantonato l’intera narrazione.
Hanno annunciato Gemini 2.0, una svolta verso i mercati di previsione, insieme a una riduzione del 25% della forza lavoro. Poi sono arrivate le uscite dai mercati: UE, Regno Unito, Australia. Ogni mercato segnalato come un’opportunità di crescita è sparito.
Il querelante sostiene che questa non sia stata una reazione alle condizioni di mercato. Si sarebbe trattato di un cambio di strategia pianificato che ha reso i materiali dell’IPO fuorvianti fin dall’inizio.
Se le comunicazioni interne contraddicono quanto riportato nel prospetto informativo, si tratta di un problema serio. È difficile respingere l’accusa di divulgazione ingannevole quando la documentazione gioca a sfavore.
Nemmeno il contesto normativo aiuta Gemini in questo caso. Quando il contenzioso tra azionisti si basa sulla legge sui titoli (securities law), questa non si piega alle interpretazioni soggettive. Si tratta peraltro di una battaglia diversa dall’accordo sul programma Earn. Quello riguardava titoli non registrati. Qui si parla del fatto che agli investitori sia stato venduto un modello di business che era già in fase di abbandono.
Il passaggio ai mercati di previsione scambia un ampio mercato potenziale con una nicchia speculativa. Gemini ha posto un limite alle proprie potenzialità e il titolo ne riflette le conseguenze.
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