Goldman Sachs rompe gli indugi: svelato un portafoglio crypto da 2,3 miliardi di dollari
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Il muro dello scetticismo istituzionale sembra essere crollato definitivamente. Goldman Sachs, una delle banche d’affari più influenti e storicamente prudenti nei confronti degli asset digitali, ha scosso i mercati finanziari rivelando un’esposizione massiccia nel settore delle criptovalute. Secondo l’ultimo deposito 13F presentato alla Securities and Exchange Commission (SEC) relativo al quarto trimestre del 2025, il colosso di Wall Street detiene ora oltre 2,36 miliardi di dollari in asset digitali.
"Goldman Sachs' Q4 2025 13F filing reveals $2.36 billion in crypto assets, marking a 15% quarter-over-quarter increase despite market volatility."
Crypto is probably the only place you had an earlier start than the banks. But if you sold your crypto last quarter, while the banks… https://t.co/nNw9l1apOC
— CZ 🔶 BNB (@cz_binance) February 10, 2026
Questa cifra non è solo un numero simbolico, ma rappresenta una dichiarazione di intenti chiara: le criptovalute sono diventate una componente strutturale nelle strategie dei grandi gestori patrimoniali. Sebbene l’investimento rappresenti circa lo 0,33% del portafoglio complessivo dichiarato dalla banca, la composizione e la crescita di queste posizioni indicano una maturazione del mercato senza precedenti.
Una strategia di diversificazione aggressiva
Il dato più sorprendente emerso dal documento non riguarda solo la quantità, ma la varietà degli asset in portafoglio. Mentre in passato l’interesse dei grandi player era quasi esclusivamente rivolto a Bitcoin, Goldman Sachs ha deciso di ampliare notevolmente il proprio raggio d’azione:
- Bitcoin (BTC): Rimane la fetta principale con 1,1 miliardi di dollari, consolidando il ruolo della “criptovaluta regina” come riserva di valore digitale.
- Ethereum (ETH): Segue a ruota con un investimento di 1 miliardo di dollari, dimostrando fiducia nell’ecosistema degli smart contract e della finanza decentralizzata.
- XRP: La vera sorpresa riguarda l’esposizione su XRP per 153 milioni di dollari. Nonostante le passate incertezze normative, il token di Ripple sembra aver conquistato la fiducia di Goldman Sachs, probabilmente in vista di una maggiore chiarezza regolamentare negli Stati Uniti.
- Solana (SOL): Con 108 milioni di dollari, la banca riconosce il valore tecnologico e la velocità della rete Solana, inserendola tra i suoi asset strategici.
Il ruolo degli ETF e dei derivati
L’aumento dell’esposizione è stato facilitato dall’introduzione degli ETF spot sul mercato americano. Goldman Sachs ha incrementato sensibilmente le proprie partecipazioni in strumenti come l’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock e il Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC) di Fidelity.
Inoltre, il rapporto evidenzia come la banca non si limiti all’acquisto passivo, ma operi attivamente attraverso strategie in opzioni e derivati, segnalando una gestione professionale e sofisticata del rischio legata alla volatilità del settore.
Cosa significa per l’investitore italiano?
L’ingresso così prepotente di una banca che gestisce circa 3,6 trilioni di dollari per clienti istituzionali e privati è un segnale di “validazione” per l’intero settore. Per l’audience italiana, spesso cauta verso investimenti ad alto rischio, la mossa di Goldman Sachs suggerisce che il comparto crypto non è più una scommessa speculativa di nicchia, ma una classe di attività che richiede attenzione professionale.
In conclusione, il 2026 si apre con una consapevolezza rinnovata: se persino i guardiani della finanza tradizionale come Goldman Sachs decidono di allocare miliardi in asset digitali, il dibattito sulla legittimità delle criptovalute può considerarsi ufficialmente concluso. La sfida, ora, si sposta sulla capacità di gestire questa nuova ondata di liquidità in un panorama normativo in continua evoluzione.
Un segnale positivo per Gracy Chen di Bitget
Sulla questione è intervenuto anche Gracy Chen, CEO di Bitget: “Consideriamo la comunicazione di Goldman Sachs relativa a un’esposizione in criptovalute di circa 2,36 miliardi di dollari come una forte convalida della maturazione degli asset digitali all’interno della finanza tradizionale, specialmente data la portata della banca e la sua storica cautela verso il settore. Secondo il documento SEC 13F del quarto trimestre 2025, Goldman Sachs detiene circa 1,1 miliardi di dollari in Bitcoin e 1,0 miliardi in Ethereum, insieme a 153 milioni in XRP e 108 milioni in Solana, il tutto tramite posizioni in ETF spot regolamentati piuttosto che attraverso la custodia diretta dei token.
Sebbene questa allocazione rappresenti un modesto 0,33% del portafoglio dichiarato da Goldman, la struttura di queste posizioni evidenzia un passaggio ponderato verso una partecipazione sostenuta dalle infrastrutture, piuttosto che verso la pura speculazione. Il peso quasi identico tra Bitcoin ed Ethereum — una divergenza rispetto ai modelli istituzionali tradizionali orientati alla capitalizzazione di mercato — sottolinea la crescente fiducia sia negli ecosistemi “riserva di valore” che in quelli basati su “smart-contract”.
Complessivamente, l’approccio di Goldman Sachs rafforza una tesi istituzionale sempre più matura per gli asset digitali. Partecipando attraverso veicoli conformi come gli ETF, i principali attori finanziari stanno aiutando a tracciare la strada per tendenze di allocazione del capitale più stabili, una maggiore liquidità e uno sviluppo resiliente del mercato in tutto il settore crypto”.
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