Scandalo XRP: uno dei cofondatori di Ripple vende token per 175 milioni di dollari
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Ripple è di nuovo nella bufera. E questa volta la SEC non c’entra. Un portafoglio attribuito a Chris Larsen – uno dei cofondatori del progetto – tra il 17 e il 24 luglio ha trasferito 50 milioni di token XRP (l’equivalente di 175 milioni di dollari) verso vari exchange.
La notizia non ha tardato a scuotere la community. Ma che cos’è successo esattamente?
Accuse di “dump” sul mercato
Questa massiccia transazione, avvenuta mentre XRP toccava un picco locale sopra i 3,60 dollari, ha subito provocato indignazione nella comunità crypto. A sollevare il caso è stato l’investigatore blockchain ZachXBT che ha precisato che 140 milioni di dollari sui 175 milioni trasferiti sono stati inviati direttamente verso exchange centralizzati. Questo tipo di movimento viene spesso interpretato come un chiaro segnale della volontà di liquidare gli asset.
Va ricordato che i portafogli del cofondatore di Ripple erano già stati coinvolti in un hack da 112,5 milioni di dollari l’anno scorso. Ma è anche importante sottolineare come i wallet legati a Chris Larsen detengano ancora oltre 2,81 miliardi di XRP – pari a circa 8,4 miliardi di dollari – rappresenta il 4,6% della capitalizzazione totale di XRP, stimata in 183 miliardi di dollari. Con un peso simile, la paura dell’impatto di un’eventuale liquidazione su larga scala sul prezzo di XRP è del tutto comprensibile.
Un tempismo considerato sospetto
Il trasferimento è avvenuto proprio mentre il prezzo di XRP raggiungeva i 3,60 dollari, per poi scendere sotto i 3,10 dollari poche ore dopo. Questo calo ha alimentato i sospetti di un “dump opportunistico”.
“È criminale scaricare sulla propria community,” ha commentato un utente su X.
“Sono le regole del gioco,” ha risposto ironicamente ZachXBT.
Alcuni vedono in questo episodio uno schema ricorrente nell’ecosistema Ripple, con vendite ritenute “predatorie” da parte dei suoi fondatori storici. Tuttavia, non tutti gli osservatori condannano questo movimento.
Per alcuni analisti, la transazione si inserisce in una logica di decentralizzazione dell’offerta. L’obiettivo sarebbe quello di redistribuire i token verso detentori di lungo termine.
Al momento, Chris Larsen non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica in merito.
XRP: verso un nuovo massimo nonostante tutto?
Nonostante la polemica, XRP rimane saldamente ancorato nella top 5 delle criptovalute per capitalizzazione. Anzi, secondo alcuni analisti, il token potrebbe ancora puntare al suo record storico del 2018 (3,84 dollari).
“Attualmente non c’è una dinamica specifica che stia spingendo XRP. Tuttavia, i capitali si stanno spostando sempre di più verso gli altcoin” – ha spiegato Lukas Enzersdorfer-Konrad, vicedirettore generale di Bitpanda.
La possibilità di una altcoin season prolungata potrebbe giocare a favore di XRP. Ma questo sarebbe possibile solo a condizione che la fiducia degli investitori non venga troppo compromessa da questa vicenda.
Il caso Larsen evidenzia come anche le personalità più influenti del mondo crypto siano costantemente sotto la lente d’ingrandimento. Anche ipotizzando che il cofondatore di Ripple abbia agito in buona fede nel vendere parte dei suoi asset, le modalità e il tempismo dell’operazione restano discutibili e sollevano non pochi interrogativi. E i prossimi giorni saranno cruciali per capire se questa vicenda avrà un impatto duraturo sul futuro di XRP.
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