Grantham: Bitcoin si azzererà? La teoria dell’entropia lenta
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Jeremy Grantham, fondatore di GMO – asset manager di Boston con circa 85 miliardi di dollari in gestione – ha dichiarato in un’intervista a CNBC Squawk Box che Bitcoin convergerà a zero, non attraverso un collasso improvviso ma per lenta erosione nel corso di anni e decenni. La citazione diretta, tratta da T.S. Eliot, è inequivocabile: «Anni e anni, decenni e decenni, finirà per affievolirsi. Non con un botto, ma con un gemito.» È la stessa posizione che Grantham ha mantenuto pubblicamente almeno dal 2021, quando in un’intervista a Bloomberg descrisse Bitcoin come «fondato sulla fede» e con «valore nullo».
Questo articolo non fornisce target di prezzo né previsioni di mercato. L’analisi si sviluppa lungo quattro dimensioni: (1) il track record di Grantham come prerequisito analitico per valutare il peso della previsione; (2) la struttura argomentativa specifica del suo caso ribassista su Bitcoin; (3) la distinzione tra il segnale strutturale reale e il rumore ideologico nella sua tesi; (4) le implicazioni operative per un investitore retail italiano con esposizione al mercato crypto.
Chi è Jeremy Grantham e perché la sua previsione pesa sul mercato
Il track record di Grantham su bolle speculative è verificabile e specifico. Ha segnalato la sopravvalutazione dei mercati azionari giapponesi prima del crollo degli anni Novanta, ha identificato la bolla dot-com prima del 2000 e ha allertato i clienti di GMO sul rischio del mercato immobiliare statunitense prima della crisi del 2007–2008. Non si tratta di un record perfetto – le sue posizioni ribassiste sull’azionario americano negli ultimi anni si sono rivelate premature in termini di timing – ma la sua capacità di identificare dinamiche di sopravvalutazione strutturale è documentata.
Su Bitcoin, la sua posizione non è nuova né reattiva. Già nel 2021 la definiva un’mania speculativa priva di valore intrinseco, e nelle interviste più recenti – inclusa una lunga conversazione nel programma YouTube «The Diary of a CEO» di Steven Bartlett – ha dichiarato esplicitamente di non aver mai posseduto criptovalute e di non avere intenzione di farlo. Il contesto attuale è rilevante: Grantham inserisce Bitcoin all’interno di quello che definisce un «superbubble» che comprende l’azionario americano e, specificamente, quello legato all’intelligenza artificiale, per cui prevede una correzione potenziale del 70%.
L’argomento di Grantham: perché Bitcoin andrà a zero secondo il gestore britannico
La struttura argomentativa di Grantham su Bitcoin si articola in più passaggi distinti, che vale la pena scomporre separatamente per valutarli.
- Assenza di utilità funzionale. Grantham sostiene che Bitcoin non svolge alcuna funzione economica reale – non è usato in modo significativo nelle transazioni quotidiane e la sua utilità primaria, a suo avviso, è facilitare trasferimenti di valore non tracciabili da parte di attori che operano al di fuori dei circuiti regolamentati. Lo definisce «un inutile nonsense» e un «meccanismo speculativo non funzionale».
- Assenza di valore intrinseco come riserva di valore. Grantham cita la volatilità storica – nell’esempio che ha usato nelle interviste, un’oscillazione da circa 120.000 dollari a 60.000 dollari guidata esclusivamente dal sentiment – come prova che Bitcoin non soddisfa i criteri minimi di una riserva di valore affidabile. Un asset che dimezza il suo prezzo su sentiment non può svolgere la funzione che gli viene attribuita.
- Entropia finanziaria come destino universale degli asset senza fondamentali. Interrogato direttamente, Grantham ha risposto che «nel futuro distante, sì, certamente andrà a zero – nel futuro distante, tutto torna a zero», inserendo Bitcoin in una narrativa più ampia di entropia finanziaria applicata agli asset privi di flussi di cassa sottostanti.
- Pressione regolamentare e rischio di sostituzione. Grantham non sviluppa questo punto in modo tecnico, ma la sua tesi di fondo implica che, in assenza di utilità reale, la pressione regolamentare crescente e l’eventuale adozione di valute digitali di banca centrale ridurranno ulteriormente lo spazio di mercato per Bitcoin.
Segnale versus rumore: cosa leggere davvero nella previsione di Grantham
Il segnale strutturale è il seguente: la critica alla volatilità come ostacolo alla funzione di riserva di valore è analiticamene fondata e non dipende dall’ideologia di Grantham. Un asset che oscilla del 50% in pochi mesi – come Bitcoin ha fatto dal picco dopo ottobre – non può essere equiparato all’oro come strumento di stabilizzazione del portafoglio nel breve-medio termine. Questo è un argomento che anche i sostenitori di Bitcoin istituzionale riconoscono implicitamente: BlackRock, nella sua raccomandazione aggiornata, suggerisce un’allocazione dell’1-2% proprio perché la volatilità residua richiede un dimensionamento prudente del rischio.
Il rumore da ignorare comprende tre elementi distinti. Primo, la tesi del «valore nullo» per assenza di flussi di cassa è un argomento che si applica anche all’oro – un asset che Grantham stesso raccomanda come alternativa – senza che questo ne abbia impedito la funzione di riserva di valore per decenni. Secondo, la descrizione di Bitcoin come strumento prevalentemente criminale ignora lo sviluppo del settore istituzionale: l’adozione da parte di ETF quotati, fondi sovrani e corporate treasury indica che la base di utenti è sostanzialmente evoluta rispetto al frame che Grantham usa. Terzo, il timing della previsione – «anni e decenni» – la rende strutturalmente inverificabile nel breve termine e quindi operativamente irrilevante per la maggior parte delle decisioni di portafoglio.
Il discriminante chiave è il comportamento dei flussi istituzionali negli ETF spot su Bitcoin nei prossimi sei-dodici mesi. Se la previsione di Grantham sta convergendo con la realtà, il segnale osservabile sarà un’inversione sostenuta dei flussi netti dagli ETF da positivi a negativi, con deflussi persistenti che superino i livelli episodici già registrati in fasi di correzione. Se invece i flussi rimangono positivi o tornano positivi dopo fasi di drawdown, la tesi dell’entropia graduale non trova conferma nei comportamenti degli allocatori professionali.
Implicazioni per gli investitori: come leggere la previsione Grantham nella pratica
Per un investitore retail italiano con esposizione a Bitcoin, la previsione di Grantham non costituisce una consulenza finanziaria né un segnale operativo immediato, ma è utile come stress test concettuale sull’allocazione in portafoglio. La domanda rilevante non è «Grantham ha ragione?» ma «a quale livello di allocazione la sua tesi, se corretta, diventa materialmente rilevante per il mio portafoglio?»
Il framework di calibrazione istituzionale suggerisce una risposta indiretta: se BlackRock raccomanda 1-2% come esposizione appropriata anche per portafogli con moderata tolleranza al rischio, un’allocazione in quella fascia implica che anche in uno scenario di perdita totale – il caso estremo di Grantham – l’impatto sul portafoglio complessivo rimane contenuto e gestibile. Allocazioni significativamente superiori a quella soglia espongono invece l’investitore a un rischio che la previsione di Grantham rende almeno razionalmente contemplabile. La previsione non cambia la logica di diversificazione; la conferma come prerequisito strutturale.
Indicatori operativi: cosa monitorare per leggere l’evoluzione della tesi Grantham
- Flussi netti degli ETF spot Bitcoin negli USA. Il dato settimanale aggregato dei principali ETF (iShares, Fidelity, ARK) è il termometro più diretto del sentiment istituzionale. Deflussi netti sostenuti per più di quattro settimane consecutive segnalano una fase di disallocazione strutturale coerente con la narrativa Grantham. (fonte: Bloomberg ETF data, SoSoValue)
Soglia critica: deflussi cumulativi superiori a 1,5 miliardi di dollari in un mese solare, dopo un periodo di flussi positivi, indicano inversione del sentiment istituzionale da monitorare. - Volatilità realizzata a 30 giorni di Bitcoin. La tesi Grantham sulla volatilità come prova dell’inadeguatezza come riserva di valore si rafforza quando la volatilità realizzata rimane strutturalmente elevata rispetto all’oro. (fonte: Glassnode, CoinMetrics)
Soglia critica: volatilità realizzata a 30 giorni stabilmente superiore al 60% annualizzato per più di due trimestri consecutivi rappresenta un argomento empirico a favore della critica Grantham sulla riserva di valore. - Bitcoin Dominance sul mercato crypto complessivo. Un calo sostenuto della dominance di Bitcoin sotto il 40% potrebbe indicare una frammentazione del mercato che indebolisce la narrativa dell’asset digitale primario. Viceversa, una dominance stabile o crescente segnala consolidamento strutturale. (fonte: CoinMarketCap, TradingView)
Soglia critica: dominance sotto 40% per più di novanta giorni consecutivi, con contestuale calo dei flussi ETF, rappresenterebbe un segnale di convergenza con la tesi Grantham. - Progressi regolamentari globali su crypto e CBDC. L’ipotesi implicita nella tesi Grantham è che la pressione regolamentare e l’avanzamento delle valute digitali di banca centrale eroderanno lo spazio di mercato di Bitcoin. Va monitorato l’avanzamento dei progetti CBDC in Europa e nei mercati G10. (fonte: BIS, Banca Centrale Europea)
Soglia critica: lancio operativo di un euro digitale retail con funzionalità di trasferimento peer-to-peer entro il 2027 rappresenta un test diretto della tesi di sostituzione competitiva. - Posizionamento dei grandi holder istituzionali e sovrani. Le liquidazioni di riserve sovrane – come il caso recente del Bhutan, che ha ridotto le proprie riserve note dall’86% del totale originale – forniscono dati concreti sul comportamento degli holder di lungo periodo. Vendite sistematiche da parte di sovereign holder segnalano una revisione al ribasso del valore attribuito a Bitcoin come riserva strategica. (fonte: Arkham Intelligence, blockchain analytics)
Soglia critica: liquidazione di oltre il 50% delle riserve Bitcoin da parte di almeno tre sovereign holder verificabili entro diciotto mesi costituisce un segnale strutturale coerente con la narrativa Grantham.
Il framework sopra descritto è lo strumento per trasformare i prossimi aggiornamenti sui flussi ETF Bitcoin, sulle mosse dei grandi holder istituzionali e sull’avanzamento regolamentare in segnali leggibili, non in rumore da amplificare o da ignorare per posizionamento ideologico.
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